Cima Grappa nella Prima guerra mondiale

Introduzione

Cima Grappa (1775 m) è la cima principale del Massiccio del Grappa, nelle Prealpi Venete. L’oronimo Grappa deriva probabilmente dal prelatino Krapp-, che significa ‘roccia’. In veneto è detta Monte Grapa (IPA: /‘grapa/), con la stessa radice.

Durante la Prima guerra mondiale la cima del Grappa e tutto il massiccio divennero il cardine della difesa italiana dopo la rotta di Caporetto. Qui si combatterono tre battaglie tra il novembre 1917 e l’ottobre 1918, e qui fu realizzata una delle più imponenti opere d’ingegneria militare del conflitto: la Galleria Vittorio Emanuele III, un complesso di gallerie sotterranee scavate nella roccia viva della cima.

Per la loro posizione — a cavallo tra le province di Belluno, Treviso e Vicenza — le pendici del Grappa ospitarono linee di trincea, postazioni d’artiglieria, osservatori e camminamenti ancora oggi visibili e in parte restaurati.


1. Il contesto strategico

Lo schieramento italiano prima del 1917

Allo scoppio della guerra (maggio 1915) il Monte Grappa era privo di fortificazioni. L’alto comando italiano, guidato da Luigi Cadorna, aveva concentrato lo sforzo difensivo e offensivo sul fronte dell’Isonzo e sull’Altopiano di Asiago, trascurando il massiccio come retroguardia.

Già nell’autunno 1916, tuttavia, Cadorna ne intuì l’importanza strategica e ordinò la costruzione di un sistema fortificato sulla cima. L’incarico fu affidato al colonnello Antonio Dal Fabbro, ingegnere militare del Genio, che progettò e diresse i lavori fino al 1917.

Caporetto: il crollo e la nuova linea

Il 24 ottobre 1917 l’offensiva austro-tedesca di Caporetto sfondò il fronte italiano sull’alto Isonzo. In meno di due settimane l’esercito italiano perse gran parte del Friuli e del Veneto orientale, ripiegando in modo disordinato fino al Piave.

Fu il nuovo comandante supremo, generale Armando Diaz (subentrato a Cadorna il 9 novembre 1917), a ordinare la resistenza proprio sul massiccio del Grappa. L’ordine era chiaro: il Grappa doveva diventare un baluardo inespugnabile per coprire la pianura veneta e impedire all’esercito austro-ungarico di dilagare verso Vicenza, Padova e Venezia.

La 4ª Armata, comandata dal generale Mario Nicolis di Robilant e poi dal maresciallo Gaetano Giardino (dal 24 aprile 1918), fu incaricata di difendere il settore. Giardino ribattezzò il reparto Armata del Grappa e introdusse innovazioni tattiche — reparti d’assalto e tiro di contropreparazione dell’artiglieria — che si rivelarono decisive.


2. Le opere d’ingegneria militare

La Strada Cadorna

Per portare artiglieria, munizioni e rifornimenti sulla cima del Grappa fu costruita una strada militare in calcestruzzo e pietra locale, lunga circa 27 km e larga 4-6 metri. Partiva da Bocca di Campo (Crespano del Grappa, oggi Pieve del Grappa) e raggiungeva Cima Grappa (1775 m), con una pendenza media dell’8%.

Tratti salienti:

  • Realizzata tra la fine del 1916 e l’inizio del 1917 sotto la supervisione del colonnello Antonio Dal Fabbro
  • Percorre il versante meridionale del massiccio, poi risale per creste e dossi fino alla vetta
  • Consentiva il transito di carri trainati da muli e autocarri leggeri
  • Oggi è una strada sterrata aperta al pubblico, percorsa da escursionisti e mountain bike

La Galleria Vittorio Emanuele III

L’opera ingegneristica più imponente: un sistema di gallerie sotterranee scavato nella roccia viva della Cima Grappa. I lavori iniziarono nel novembre 1917 e durarono circa dieci mesi.

Dati tecnici:

  • 5 km di tunnel complessivi
  • Altezza: 3 m; larghezza: 1,8-2,5 m
  • L’arteria principale era lunga circa 1 km
  • 23 batterie per un totale di 92 cannoni e 70 mitragliatrici
  • Generatori per l’illuminazione elettrica, ventilazione forzata e difese antigas
  • Progettata per ospitare fino a 15.000 uomini per mesi, con autonomia di due settimane in caso di accerchiamento

Durante la Battaglia del Solstizio (giugno 1918), dalla galleria furono sparati 30.000 colpi sulle posizioni austro-ungariche, con un impatto decisivo sull’esito dello scontro.

Va distinta dalla Galleria Vittorio Emanuele III del Vallo Alpino, costruita in cemento armato tra il 1925 e il 1934 nel versante meridionale (comune di Borso del Grappa), spesso confusa con l’opera bellica originale del 1917-18.

Altre fortificazioni di Dal Fabbro

Oltre alla strada e alla galleria, Dal Fabbro progettò un sistema integrato che comprendeva:

  • Casematte in calcestruzzo armato mimetizzate col terreno, con feritoie e piazzole per artiglieria (esemplari notevoli: Monte Pertica, Monte Solarolo)
  • Trincee e camminamenti coperti in muratura di pietra, spesso collegati alle grotte
  • Osservatori e telemetri sopraelevati, con protezioni in cemento, per il controllo del fuoco
  • Barriere anticarro e postazioni per mitragliatrici
  • Un sistema di acquedotto e drenaggio: canali e cisterne per la raccolta dell’acqua piovana

Le opere di Dal Fabbro si distinguevano per l’uso innovativo del calcestruzzo armato (all’epoca una tecnica avanzata), la mimetizzazione perfetta con il paesaggio e l’integrazione logistica: strade, acquedotti, teleferiche e gallerie formavano un sistema unico e autosufficiente.


3. Le tre battaglie del Monte Grappa

Prima battaglia (11 novembre — 23 dicembre 1917)

Subito dopo Caporetto, la 14ª Armata austro-tedesca (generale Otto von Below) puntò a sfondare sul Grappa per dilagare in pianura. Le fortificazioni erano ancora incomplete, ma la posizione era difesa con determinazione.

Partecipanti:

  • Difensori italiani: 4ª Armata (generale Robilant), I, VI, IX e XXVII Corpo d’armata; alpini, bersaglieri e i primi reparti d’assalto (Arditi)
  • Attaccanti: IIª Armata tedesca (Alpenkorps, divisioni Jäger), 1ª Armata austro-ungarica (Edelweisskorps — 3ª, 4ª, 7ª, 22ª Brigate da montagna)

Esito: La linea italiana tenne dopo sei settimane di combattimenti estremamente violenti, spesso corpo a corpo sulle creste e nelle trincee di quota. Gli austro-tedeschi non riuscirono a sfondare.

Perdite: circa 12.000 tra morti, feriti e dispersi per l’Italia; circa 13.000 per gli austro-tedeschi.

Seconda battaglia — Battaglia del Solstizio (15-23 giugno 1918)

L’Impero austro-ungarico sferrò l’offensiva finale (Operazione Radetzky/Lawine) per rompere la linea del Piave prima dell’arrivo massiccio dei rinforzi americani. Il Grappa era il cardine occidentale dell’attacco.

Partecipanti:

  • Difensori: Armata del Grappa (generale Gaetano Giardino) — IX, XI, XIV Corpo; numerosi battaglioni Arditi, bersaglieri ciclisti, alpini; artiglierie francesi e britanniche in appoggio
  • Attaccanti: 6ª Armata austro-ungarica (Arciduca Giuseppe), 11ª Armata austro-ungarica (von Scheuchenstuel) — Edelweisskorps, 20ª, 21ª, 22ª Brigate da montagna, reparti ungheresi Honvéd

Esito: Dopo iniziali successi sull’Altopiano di Asiago, l’assalto al Grappa fu sanguinosamente respinto. Il contrattacco italiano del 20-23 giugno riportò le linee alle posizioni di partenza. Fu la svolta del fronte italiano: l’esercito austro-ungarico non si riprese più.

Perdite: circa 12.000 per l’Italia; circa 15.000 per l’Austria-Ungheria.

Terza battaglia (24-30 ottobre 1918)

L’offensiva finale italiana (Vittorio Veneto) puntava ad attraversare il Piave e sfruttare il dissolvimento dell’esercito austro-ungarico. Sul Grappa l’attacco italiano serviva come diversivo e azione di contenimento, ma i combattimenti furono ugualmente violenti.

Partecipanti:

  • Italiani: Armata del Grappa (Giardino) — 6°, 7°, 8°, 9°, 10°, 11° Corpo d’armata, reparti Arditi, alpini, bersaglieri; reparti britannici (XIV Corpo), francesi e cecoslovacchi
  • Austro-ungarici: 11ª e 6ª Armata, divisioni ridotte al 50% dell’organico, colpite da ammutinamenti e crollo dei rifornimenti

Esito: Le posizioni austro-ungariche sul Grappa resistettero inizialmente, ma il crollo a Vittorio Veneto (28 ottobre) e la proclamazione d’indipendenza della Cecoslovacchia (28 ottobre) innescarono un ritiro generale. Il 30 ottobre le truppe italiane conquistarono finalmente Cima Grappa.

Perdite: circa 12.000 per l’Italia; circa 20.000 per l’Austria-Ungheria (molti prigionieri). L’intera battaglia di Vittorio Veneto costò all’Italia circa 60.000 perdite e fruttò 300.000 prigionieri austro-ungarici.


4. Bilancio complessivo delle perdite

BattagliaItaliani (morti+feriti+dispersi)Austro-tedeschi
I (nov-dic 1917)~12.000~13.000
II (giu 1918)~12.000~15.000
III (ott 1918)~12.000~20.000
Totale~36.000~48.000

Gli storici moderni (Mario Silvestri, John Macdonald) ritengono che le cifre della prima battaglia siano più vicine a 22.000 italiani e 28.000 austro-tedeschi. Nel complesso, il massiccio fu un macello per 18 mesi di guerra continuativa.


5. Bassano come base e retrovia

Dopo Caporetto, Bassano del Grappa divenne la principale retrovia del fronte del Grappa. La città, distante pochi chilometri dalle prime linee, fu investita da una militarizzazione intensissima:

  • Passaggio continuo di truppe in transito verso il fronte
  • Ospedali da campo e posti di medicazione allestiti in edifici civili e religiosi
  • Magazzini logistici, depositi di munizioni e artiglierie
  • Oltre 7.000 civili evacuati dalle aree a ridosso del fronte
  • Comando della 4ª Armata installato in zona

Bassano pagò un prezzo alto in termini di requisizioni, danni materiali e paralisi dell’attività civile. La città divenne uno snodo vitale per la sopravvivenza del fronte: senza la sua rete stradale, i suoi laboratori artigiani e la sua posizione geografica, il rifornimento del Grappa sarebbe stato molto più difficile.


6. Il Sacrario Militare di Cima Grappa

Sulla cima del Monte Grappa sorge il Sacrario Militare del Monte Grappa, progettato dall’architetto Giovanni Greppi con lo scultore Giannino Castiglioni. Inaugurato il 22 settembre 1935, è il più grande ossario militare italiano della Prima guerra mondiale.

Il monumento è composto da cinque gironi concentrici sovrapposti a formare una piramide. Ospita:

  • 12.615 caduti italiani, di cui 10.332 ignoti
  • 10.295 caduti austro-ungarici, di cui circa 10.000 ignoti

Sulla sommità si trova la Madonnina del Grappa, mentre ai piedi del complesso si apre l’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele III, oggi visitabile come museo storico con annessa sala di proiezione.

Accanto al sacrario sorge la Caserma Milano, ora museo storico, che conserva reperti, documenti e testimonianze delle battaglie.


7. Fonti

Libri e pubblicazioni:

  • Glaise-Horstenau, Edmund von (a cura di): Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, Voll. VI-VII (1931-1938). Verlag der Militärwissenschaftlichen Mitteilungen, Vienna. Storia ufficiale austriaca delle operazioni, con dettaglio sulle battaglie del Grappa e del Piave.
  • K.u.k. 3. Edelweiß-Division im Weltkrieg. Regimentsgeschichte austriaca della 3ª Divisione da montagna.
  • Geschichte des k.u.k. Infanterieregiments Nr. 7. Storia del reggimento che combatté sul Grappa.
  • Thompson, Mark: The White War: Life and Death on the Italian Front, 1915-1919 (Faber & Faber, 2009)
  • Silvestri, Mario: Monte Grappa: storia e memoria
  • Macdonald, John: Caporetto and the Isonzo Campaigns

Fonti istituzionali e siti:

  • Wikipedia: Battle of Monte Grappa, Italian fortifications on the Austro-Hungarian border, Gaetano Giardino, White War
  • Wikipedia italiana: Monte Grappa, Sacrario militare del monte Grappa
  • Ministero della Difesa: Sacrari Militari della Prima Guerra Mondiale (PDF)
  • Sito montegrappa.org: sezione fortificazioni e itinerari storici
  • Sito fortificazioni.net: schede su fortezze e gallerie
  • Regione del Veneto: La Galleria Vittorio Emanuele III (1915-1918.it)
  • Kriegsarchiv Wien (Archivio di Guerra di Vienna): fondi AOK 6 (Armeeoberkommando 6. Armee), NFA (Neue Feldakten), B/58:7

Conoscenza interna del modello: struttura dell’Armata del Grappa, unità Arditi e Alpini coinvolte, ordini di battaglia, e composizione delle forze austro-ungariche settore Grappa.