Araki Murashige

Araki Murashige (荒木 村重; 1535 – 20 giugno 1586) fu un daimyō giapponese del periodo Sengoku, servitore di Oda Nobunaga prima di tradirlo in una delle ribellioni più celebri e controverse dell’epoca. La storiografia tradizionale lo ha a lungo descritto come un codardo, ma le ricerche moderne lo dipingono come un uomo dalle capacità multiple — guerriero, amministratore, diplomatico, esperto di produzione di armi da fuoco e maestro del tè — che scelse il tradimento come strategia di sopravvivenza in un momento di crisi.

Origini e ascesa

Murashige nacque nel 1535, figlio di Araki Yoshimura, signore locale di rango Shinano no Kami. La madre era la sorella di Nakagawa Sadanori, capo del clan Nakagawa — particolare importante perché lega Murashige a Nakagawa Kiyohide, che sarà suo servitore e poi artefice della sua rovina. Il clan Araki serviva da generazioni il potente clan Ikeda della provincia di Settsu, un’area strategica che controllava l’accesso marittimo a Kyoto. Secondo le genealogie, gli Araki erano un ramo del clan Hatano della provincia di Tanba, discendenti di Fujiwara no Hidesato. Il nonno, Araki Sadauji, era morto in battaglia a Omono-guzure. Il nome d’infanzia di Murashige era Jūniro, e i suoi nomi comuni erano Yūsuke o Yūkai.

Murashige iniziò la carriera come servitore di Ikeda Katsumasa e sposò la figlia di Ikeda Nagamasa, consolidando il legame con la famiglia dominante. Quando i tre signori di Settsu — Miyoshi Nagayuki, Iwanari Tomomichi e lo stesso Ikeda Katsumasa — si schierarono contro Oda Nobunaga, Murashige seguì il suo signore nella ribellione. Ma aveva un piano: insieme a Ikeda Tomomasa si riavvicinò al clan Miyoshi e sfruttò il caos per prendere il controllo del clan Ikeda dall’interno, in una tipica manovra di gekokujō (il sovvertimento del superiore da parte dell’inferiore). Il 28 agosto 1571, nella battaglia di Shiraigawara, Murashige e Nakagawa Kiyohide uccisero Wada Koremasa, alto servitore dello shogunato Ashikaga. La vittoria attirò l’attenzione di Nobunaga, che gli permise di passare al servizio diretto degli Oda.

Il signore di Settsu

Nel 1573 Murashige divenne signore del castello di Ibaraki. Nello stesso anno accolse Nobunaga nella campagna contro Ashikaga Yoshiaki e si distinse nella battaglia di Wakae. Ikeda Tomomasa, intanto, si era sottomesso a Nobunaga ed era diventato vassallo di Murashige — il gekokujō era completo. Il 15 novembre 1574 Murashige conquistò il castello di Itami (detto anche Arioka) dalla famiglia Itami, e Nobunaga gli affidò l’intera provincia di Settsu. Da semplice servitore a governatore di una provincia: un salto straordinario.

Murashige attuò una riforma territoriale radicale: abolì i due castelli che erano stati il cuore del potere di Settsu — Akutagawayama e Yoshimizu — e concentrò tutto nel castello di Arioka, creando un’amministrazione centralizzata. Nel 1575 sconfisse il clan Arima, completando il dominio sulla provincia, e ottenne formalmente il titolo di Settsu no Kami. Nobunaga gli affidò la gestione del porto di Hyōgo, snodo cruciale per il commercio, e la produzione di armi da fuoco nel castello di Arioka, dove fabbricava fucili che rifornivano anche altri signori.

Murashige combatté in molte delle principali campagne di Nobunaga: la soppressione della rivolta Ikkō-ikki a Echizen, l’assedio di Ishiyama Hongan-ji (nelle battaglie di Takaya e Tennōji), la campagna di Kishū e l’assedio di Miki nella provincia di Harima. Nel 1575 fece da tramite tra Kuroda Yoshitaka e Nobunaga, dimostrando un ruolo diplomatico cruciale nella strategia di espansione verso ovest.

Parallelamente, Murashige era un raffinato cultore dell’arte del tè. Studiò sotto Sen no Rikyū, il più grande maestro di tè della storia giapponese, e fu incluso tra i Rikyū Shichitetsu, i sette saggi di Rikyū. Ancora prima della ribellione partecipava regolarmente a cerimonie con Tsuda Sōkyū e Imai Sōkyū. L’arte del tè nel XVI secolo non era solo un passatempo estetico ma un fondamentale strumento diplomatico, e la padronanza di Murashige dimostrava che sapeva muoversi sia sul campo di battaglia che nelle sale del potere.

Le ragioni del tradimento

Le cause della ribellione del 1578 sono dibattute. La storiografia giapponese ha raccolto almeno sette teorie che si intrecciano in una rete complessa. La più solida riguarda i contatti con il clan Mōri: Terumoto, attraverso Kishi Shigunobu, stava tessendo una rete diplomatica, e nel giugno 1578 Kobayashi Ietaka, inviato di Ashikaga Yoshiaki, entrò ad Arioka per convincere Murashige a passare dalla parte dei Mori. Quando Murashige si ribellò, il giuramento di fedeltà scritto col sangue dichiarava l’intenzione di servire l’autorità shogunale di Yoshiaki contro Nobunaga. Un’altra teoria parla della paura di una punizione: Nakagawa Kiyohide riforniva segretamente di cibo il castello di Ishiyama Hongan-ji, e Nobunaga, scoprendolo, avrebbe ritenuto Murashige responsabile. C’è poi la perdita di posizione — alla fine del 1577 Nobunaga affidò l’assedio di Hongan-ji a Sakuma Nobumori e la campagna di Harima a Hideyoshi, emarginando Murashige nonostante fosse il comandante più esperto della regione. Secondo l’Ehon Taikōki, Nobunaga avrebbe umiliato pubblicamente Murashige infilzando dei manju con la punta della spada e ordinandogli di mangiarli — scena immortalata nelle stampe ukiyo-e di Utagawa Kuniyoshi. Il Tōdaiki riporta un conflitto con Hasegawa Hidekazu che arrivò a urinare su Murashige. Alcuni storici ipotizzano una congiura con Kuroda Yoshitaka per assassinare Nobunaga, teoria suggestiva ma senza prove definitive. La spiegazione più strutturale riguarda la pressione dal basso: la provincia di Settsu aveva una lunga tradizione di autonomia locale, con kokujin, città-tempio e villaggi indipendenti, e Nobunaga stava imponendo un controllo centralizzato che minacciava questi equilibri. Murashige, che governava grazie all’appoggio di queste forze, si trovò schiacciato tra le richieste di Nobunaga e le aspettative delle élite locali. Dopo la ribellione, i contadini e i cittadini di Settsu occidentale si sollevarono davvero, e la resistenza ad Amagasaki e Hanakuma fu guidata proprio dalle forze popolari.

L’assedio di Arioka e la caduta

Nell’ottobre 1578, mentre partecipava all’assedio di Miki sotto Hideyoshi, Murashige si ritirò improvvisamente ad Arioka e issò bandiera di ribellione. Nobunaga inviò Akechi Mitsuhide, Matsui Yūkan e Manai Shigetomo come emissari. Inizialmente Murashige accettò di recarsi ad Azuchi per giustificarsi, ma durante la sosta al castello di Ibaraki, Nakagawa Kiyohide lo avvertì: «Nobunaga, una volta che sospetta di qualcuno, prima o poi lo distrugge». Murashige tornò ad Arioka. Hideyoshi mandò Kuroda Yoshitaka come mediatore, ma Murashige lo imprigionò in una cella sotterranea dove rimase per un anno. La rottura era definitiva.

Nobunaga radunò un immenso esercito guidato dal figlio Oda Nobutada, con comandanti come Oda Nagamasa, Takigawa Kazumasu, Andō Morinari e Tsutsui Junkei. L’assedio durò un anno. Murashige oppose una resistenza tenace, sconfiggendo in uno scontro campale le forze di Manai Shigetomo. Ma Nakagawa Kiyohide e Takayama Ukon, i suoi due servitori più potenti, passarono al nemico. L’attesa dei rinforzi dei Mori si rivelò vana e il cibo scarseggiava. Il 2 settembre 1579 Murashige fuggì da Arioka verso il castello di Amagasaki. Contrariamente alla tradizione che lo dipinge come una fuga dettata dal panico, gli storici moderni — basandosi sui Ōmi monjo — sostengono che uscì con diverse centinaia di cavalieri aprendosi un varco nell’accerchiamento, diretto ad Amagasaki per chiedere rinforzi al generale Mori Katsura Motomasa che presidiava la città. Rimase ad Amagasaki per oltre sei mesi continuando a resistere, mantenendo anche il controllo di Hanakuma.

Il 19 novembre Nobunaga offrì un accordo: se Amagasaki e Hanakuma fossero state consegnate, le famiglie sarebbero state risparmiate. Il negoziato fallì e i servitori di Murashige, disperati, abbandonarono le loro famiglie. La rappresaglia fu spietata. Il 13 dicembre 1579, 122 donne del castello di Arioka furono condotte a Nana-matsu, presso Amagasaki, e uccise con archibugi e alabarde. Il Shinchō Kōki, la cronaca ufficiale di Nobunaga scritta da Ōta Gyūichi, riferisce: «Le 122 donne, tutte insieme, emisero un grido di dolore che echeggiò fino al cielo. Quelli che videro la scena persero i sensi e non riuscirono a trattenere le lacrime». Il 16 dicembre, 36 familiari di Murashige e alti servitori — tra cui sua moglie e i suoi figli — furono legati a carri di buoi e trascinati per le strade di Kyoto prima di essere decapitati a Rokujō-gawara. Tachibana Munezumi scrisse: «Una punizione così terribile non si era mai vista dai tempi del Buddha». Nobunaga continuò a dare la caccia agli Araki ovunque si nascondessero: nel 1581, scoperto che il tempio Kōya-san dava rifugio a servitori di Murashige, fece uccidere centinaia di monaci in tutto il Giappone. Nel frattempo Murashige si era spostato al castello di Hanakuma con il figlio Muratsugu. Quando cadde anche Hanakuma, fuggì a Onomichi, nel territorio dei Mori, dove visse nascosto.

La rinascita come maestro del tè

Nel giugno 1582 Nobunaga morì a Honno-ji per mano di Akechi Mitsuhide. Con la scomparsa del nemico, Murashige poté tornare dalla clandestinità. Si stabilì a Sakai, il grande centro mercantile e culturale, e riprese i contatti con il mondo del tè. All’inizio del 1583 partecipò a una cerimonia con Tsuda Sōkyū usando il nome Dōhun. Una tradizione — non confermata da fonti primarie ma divenuta celebre — racconta che inizialmente avesse scelto il nome Dōfun (道糞, dove fun significa «escrementi») come auto-umiliazione per aver abbandonato la famiglia. Hideyoshi, divenuto successore di Nobunaga, avrebbe poi cambiato fun in kun (薫, «fragranza»), perdonandolo. Murashige morì il 20 giugno 1586 a Sakai, all’età di 52 anni. Il suo nome buddista fu Dōkun. Le sue tombe si trovano al tempio Nanshū-ji a Sakai, all’ex Myōhō-ji e al tempio Arakura-ji a Itami, nella prefettura di Hyōgo.

Il ventaglio di ferro rimane la leggenda più celebre legata alla sua figura. Accusato di tradimento da Akechi Mitsuhide, Murashige fu convocato al cospetto di Nobunaga. Mentre si chinava oltre la soglia, intuì che le guardie avrebbero chiuso violentemente le porte scorrevoli per spezzargli il collo. Infilò rapidamente il tessen nella scanalatura, bloccando le porte, e Nobunaga dovette risparmiarlo — almeno per quella volta.

L’eredità

Il figlio più celebre di Murashige è Iwasa Matabei (1578–1650), considerato il fondatore del genere Ukiyo-e e uno dei più grandi pittori del primo periodo Edo. Secondo la tradizione sfuggì alla strage di Arioka perché la balia lo portò in salvo; la sua opera più celebre è il rotolo Rakuchū Rakugai-zu, la celebre veduta di Kyoto. Un altro figlio, Araki Zenbei, fu allevato da Hosokawa Tadaoki e divenne servitore del clan Hosokawa. La famiglia Araki sopravvive ancora oggi con rami a Kumamoto e a Kishiwada, dove un figlio fuggito con la balia fondò il villaggio di Araki. Lo stile di combattimento Araki-ryū kenpō fu fondato dal nipote di Murashige. Murashige appare in numerose opere contemporanee: è il deuteragonista del romanzo Kokurōjō di Honobu Yonezawa (vincitore del Premio Naoki, da cui è tratto un film in uscita nel 2026 con Masahiro Motoki), compare nel film Kubi di Takeshi Kitano con Kenichi Endō, nella serie NHK Toyotomi Kyōdai! con Tōrtas Matsumoto, e in precedenti produzioni come il taiga drama Kōshi Kanbei e la serie anime Hyouge Mono. È inoltre presente in innumerevoli videogiochi della serie Nobunaga no Yabō di Koei Tecmo.

Fonti e approfondimenti

  • Video originale: Il più grande codardo del Giappone? La vita di Araki Murashige — canale giapponese di approfondimento storico per il drama NHK Toyotomi Kyōdai!
  • Wikipedia giapponese: 荒木村重 — voce completa con genealogia, analisi dettagliata delle cause del tradimento e bibliografia
  • Wikipedia inglese: Araki Murashige — biografia sintetica con elenco battaglie e cariche
  • Wikipedia italiana: Araki Murashige — scheda biografica con il racconto del tessen e della rinascita come maestro del tè
  • Ōta Gyūichi. Shinchō Kōki (信長公記) — cronaca ufficiale di Oda Nobunaga, fonte primaria per l’assedio di Arioka e la strage di Rokujō-gawara
  • Tōdaiki (当代記) — cronaca coeva che riporta il conflitto con Hasegawa Hidekazu
  • Amano Tadashi. Araki Murashige (荒木村重), Ebisu Kōshō Publishing, 2017 — monografia accademica di riferimento
  • Turnbull, Stephen. The Samurai Sourcebook, Cassell & Co., 1998
  • Papinot, Edmond. Dictionnaire d’histoire et de géographie du Japon, 1906